venerdì 13 giugno 2014

Che ce ne frega del digitale, noi siamo eperti in storia medioevale!

Confronto tra Eric Schmidt e Dario Franceschini, presidente di google il primo, ministro italiano dei beni culturali il secondo; il teatro è stato un dibattito alla università La Sapienza di Roma, la data 1'11 giugno 2014.

Il problema è lo sviluppo della cultura digitale nel nostro paese, certamente arretrato rispetto al resto dell’occidente.

Schmidt:
“I governi italiani hanno fallito. [..] Il tasso di disoccupazione giovanile è altissimo, pari al 46%. Per risolvere questo problema il governo dovrebbe cercare di formare e far lavorare i giovani nel mondo del web.”
Schmidt ha proseguito poi sostenendo la necessità di inserire ’informatica in modo massiccio nel sistema dell’istruzione, ponendo come esempio gli USA dove “in tutte le scuole si insegna informatica”.

Il ministro Franceschini ha replicato in questo modo:
“In ogni Paese ci sono vocazioni, magari un ragazzo italiano sa meno di informatica ma più di storia medievale e nel mondo questo può essere apprezzato. Un ragazzo italiano ad esempio potrà andare negli Usa a insegnare storia medievale e uno americano potrà venire qui a insegnare informatica.”

Che dire ragazzi … Che la politica sia meglio dell’avanspettacolo lo si sapeva già, ma che si arrivasse al comico-demenziale non era ancora successo (o forse si, ma è questione di punti di vista).

Schmidt, che non è certo l’ultimo dei pirla, fa una affermazione lapalissiana, assolutamente ovvia, e assolutamente vera: L’Italia manca di cultura digitale, e non solo dal punto di vista della conoscenza dell’informatica da parte dei diplomati e dei laureati, ma ha anche carenze infrastrutturali gravissime che la pongono a livello del nord Africa come diffusione di internet e della banda larga.

Si tratterebbe di rispondere semplicemente: “è vero!”, “stiamo per fare qualcosa”, “conosciamo il problema”, ma qui no, qui si parla di storia medioevale, che non centra proprio nulla!

Si tratterebbe poi di verificare con una bella prova invalsi se i nostri diplomati davvero conoscono la storia del medioevo, e non lo credo, per rendere ancora più comica la situazione.

La realtà nuda e cruda, è che oggi la storia medioevale vale niente se non può essere supportata da buone conoscenze digitali; Non si usano più i codici miniati, ed i libri digitali sono ormai diventati indispensabili anche per i ricercatori medioevalisti.

Se non ci mettiamo al passo con i tempi siamo destinati ad impoverirci paurosamente, ma i ministri della repubblica italiana pensano di essere sul palcoscenico di zelig, e non a governare un paese.


Peccato!