lunedì 18 agosto 2014

Selfie con la morte

Ero in Santa Maria del Popolo a Roma a fare un giro turistico con la famiglia, si stava allestendo un matrimonio così come capita quasi ogni giorno … e mentre si girava in quella chiesa, tutto d’un tratto, un teschio!

Ricordati che devi morire! Il monito di Savonarola che echeggia tra le mura della chiesa che, tutt’un tratto diventano tetre, cupe e un po’ pulp.

Ovviamente ne approfitto per un selfie che è destinato a diventare storico: Il selfie con la morte!

E qui mi sorgono d’obbligo un paio di domande:
  1. La consapevolezza di dover morire equivale a conoscere la propria distanza dalle stelle?
  2. Sapere di dover morire rende la nostra esistenza migliore?

 Le risposte sono entrambe negative … la distanza dalle stelle è cosa ben diversa dalla consapevolezza della condanna a morte che ci portiamo dentro. L’una ha a che fare con l’universo, l’infinito, l’altra con la fine … se vogliamo sono l’una il contrario dell’altra: non c’è nulla di più immortale del cosmo.

La nostra vita, se diventa la vita di un condannato a morte, di uno che deve morire domani, rischia di perdere la lungimiranza di un uomo che pensa come se dovesse vivere per sempre.

Mi viene in mente la propaganda elettorale di Carlo Tassi (deputato in camici nera degli anni ’80 e ’90 del secolo scorso) che in un biglietto nero recava la frase: “vivo come se dovessi morire domani, penso come se dovessi vivere sempre!”

Ma reputo impossibile non cadere in confusione tra le due estreme consapevolezze: l’uomo comune, quale io sono, tende a cadere in contraddizione con se stesso se deve assumere entrambe le soluzioni che sono l’una il contrario dell’altra. Poiché vivere e pensare sono un tutt’uno, finiremmo col cercare di avere tutto subito, senza aspettare nemmeno un minuto!
e voi cosa ne pensate?
Panoramica dell'interno di Santa Maria del Popolo

Panoramica di Piazza del Popolo

Gli invitati che entrano in Chiesa
La sposa arriva in auto d'epoca