sabato 9 agosto 2014

considerazioni sull'inno di Mameli

Ogni volta che prima di una partita suonano gli inni nazionali è come se l’Italia subisse un goal. Se poi dall’altra parte ci sono i francesi o i tedeschi, è come partire sul due a zero.

Eppure in Italia di musicisti e di inni degni di ben altra sorte ne abbiamo parecchi. Il  va pensiero, innanzi tutto, che fu veramente uno degli inni del risorgimento.

Mi sono sempre chiesto il perché gli italiani abbiano scelto come inno nazionale una marcetta musicalmente ignobile.

Poi ho personalmente incontrato Goffredo Mameli, e in qualche modo mi sono riconciliato con il suo inno, del quale ha scritto solo le parole (la musica è di Michele Novaro, compositore genovese e vero colpevole dello scempio).

L’enfasi ottocentesca delle parole del testo, rilette con consapevolezza, è decisamente forte; Fratelli d’Italia, in una sola frase è racchiuso un concetto di una forza straordinaria, che da solo vale il fatto che l’inno di Mameli sia diventato inno nazionale.

Vi sono poi passi oscuri, come l’elmo di Scipio, che è un po’ ostico come concetto … ma può starci, così come in va pensiero ci stà l’arpa d’or dei fatidici vati.

Le parole del testo fanno la differenza tra l’inno dei fratelli d’Italia ed il Va pensiero, L’uno esplicitamente parla di unità d’Italia, L’alto di un esodo sionista che diventa solo simbolicamente l’anelito di unità dei popoli italiani.

Detto ciò però il due a zero di partenza, quando giochiamo con la Francia rimane … Mameli meritava una musica differente.

Quando qualche politico idiota propone di rivedere le parole dell’inno di Mameli per renderle moderne, mi si accappona la pelle … bisognerebbe revisionare la musica!

Su wikipedia si legge:
Goffredo Mameli dei Mannelli, meglio noto semplicemente come Goffredo Mameli (Genova, 5 settembre 1827 – Roma, 6 luglio 1849), è stato un poeta, patriota e scrittore italiano nato nel Regno di Sardegna.

Annoverato tra le figure più famose del Risorgimento italiano, morì a seguito di una ferita infetta che si procurò durante la difesa della seconda Repubblica Romana. È l’autore delle parole dell’attuale inno nazionale italiano.